IL PASSO DELLA MORTE

SUL MONTE CASALE

Prime luci dell'alba. Il Castello del Toblino è ormai alle spalle, il poeta è sulla via della fonte di Mas Ariol. È stremato dal sonno e dalla fatica, e non è ancora scemata la paura del lago di Toblino appena lasciato. Mille rumori provengono dal bosco, poiché la zona, ora come allora, è ricca di fauna selvaggia, e oltre a caprioli, lepri e volpi, ci sono anche il lupo, l'orso e la lince. Trento è ormai prossima, ma Dante non essendo pratico della zona, sta seguendo semplici direttive impartitegli, e sebbene conosca la direzione, seguendo la cresta delle montagne, e i corsi d'acqua, non sa esattamente quanto tempo dovrà ancora camminare, prima di giungere all'incontro con la sua guida. Il Duca che dovrà incontrare è di origini mantovane, conosce bene la zona, e lo attende ai piedi del monte Sorasass, sul versante che si affaccia sulla città di Trento. Improvviso inaspettato, sorge del sole, che tra questi alti monti appare parecchie ore dopo che la luce del giorno ha schiarito tutto attorno a sé, illuminando e tingendo di rosa, la montagna con la vetta più alta, la Paganella. Il sole rincuora il poeta, e lo sprona, come per volere divino, a non desistere dal giungere in paradiso. L’arduo compito assegnatoli, accettato solo perché in esilio dalla sua amata Firenze, fa riflettere Dante su quanto abbia smarrito ogni prossimo futuro sereno. Volge lo sguardo alle spalle, Castel Toblino e il lago ormai a un ora di cammino, e sopra, a quel passo maledetto, sul monte Casale, che si dice riconduca le anime in questo inferno: lo chiamano il Passo della Morte.

 

"Io non so ben ridir com'ì v'intrai, tant'era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. Ma poi ch'ì fui al piè d'un colle giunto, là dove terminava quella valle che m'avea di paura il cor compunto guardai in alto, e vidi le sue spalle vestite già de' raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogni calle. Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m'era durata la notte ch'ì passai con tanta pieta (Inferno I canto)

 

Il respiro ancora affannato, un ultimo sguardo al Passo della Morte alle spalle, e alle acque del Toblino e i timori si placano.

 

"E come quei che con lena affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l'acqua perigliosa e guata, così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo che non lasciò già mai persona viva” (Inferno I canto)

 

Lentamente incamminandosi, verso Trento, scendendo per la strada dei contrabbandieri, la via di Mas Ariol, dalla cima del monte del Sorasass, appena raggiunta.

 

Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso, ripresi via per la piaggia diserta, sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso” (Inferno I canto)

Passo della Morte sul Monte Casale