La lince, la lupa e il leone. Il Diario.

Una breve premessa è d'obbligo, cosa c'entra Dante Alighieri con una guida sul territorio Trentino, con il sentiero sacro Semita Tridentum? La lince, la lupa e il leone sono i tre animali descritti nel Primo Canto dell'Inferno della Divina Commedia, il poema del sommo poeta italiano Dante, che attraverso i miei studi ritrovo nel vecchio dipinto medievale, di Torre dell’Aquila, a Trento, città in cui vivo. Fin da ragazza mi appassiono a un delitto che ha sconvolto questa città, e il mondo conosciuto di allora; l'eco così forte di quelle condanne a morte, ingiuste, confessate dopo efferate torture, a chi era stato ritenuto erroneamente colpevole, ossia gli ebrei ospitati tra le mura della cittadina medievale, per il delitto del Simonino che si compie a Trento nel 1475, mi porta a scavare la storia, tra manoscritti e libri antichi, sepolti negli archivi storici delle tante biblioteche della città. Giunta a un punto morto con la ricerca sul fatto di cronaca, lo studio si sposta e si allarga anche sulle opere murarie della città, e ciò che dai palazzi, i marmi, i fregi, i dipinti di allora, avrebbero potuto raccontare di quei giorni maledetti. Scopro così che nel dipinto è nascosta una mappa, che segue passo dopo passo l'intera Divina Commedia di Dante Alighieri, completamente ignara del fatto che il pittore, non solo ha dipinto la denuncia dell'omicidio del Simonino suo contemporaneo, ma ha mantenuto come filo conduttore il poema del poeta, ripercorrendo il viaggio che Dante ha fatto in Trentino nel 1303. Attraverso i miei studi, il poeta, che era stato mandato per una missione diplomatica in Trentino, da Bartolomeo I della Scala di Verona, scrisse un diario di viaggio, diventato poi la Commedia, come rendiconto del suo peregrinare tra le valli trentine. Per proteggersi da pericoli e ritorsioni, e non essere ucciso, tutto il suo scritto non poteva far riferimento a nomi e cognomi, luoghi, tali da poter essere individuati e riconosciuti, perché ben sappiamo che nella prima parte del suo poema, l'Inferno, Dante accusa esplicitamente chi ha incontrato nel suo viaggio, accusandolo di essere ignavo, ladro, sodomita, o traditore, non risparmiando particolari, ma elencandone ogni tipo di vizio e perversione. Motivo per cui, Dante, terrà il diario, riportando ogni spostamento nei luoghi del Trentino a lui così ostile, che riconducono la sua mente, alla vita trascorsa a Firenze, ricordandogli per similitudine, caratteristiche di personaggi incontrati con quelli a lui noti... continua...